Sesto al Reghena, borgo “romano”

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Sesto al Reghena è un comune che si trova nella bassa pianura veneto-friulana, al confine con la Provincia di Venezia. Fondato nel II secolo a.C. col nome di Sextus, secondo alcuni storici perché posizionato a sei miglia da Iulia Concordia, un importante centro romano nel veneto, è stato per secoli un punto nevralgico della politica e del potere di una certa parte del clero.

Sesto al Reghena, infatti, ha origine in epoca romana come mansio, cioè a dire stazione di posta lungo una strada, gestita e messa a disposizione dal governo centrale di dignitari, ufficiali, o di chi viaggiasse per ragioni di stato.

Ma ebbe un ruolo importante soprattutto nel Medioevo: nel 730-735 venne edificata l’Abbazia di Santa Maria in Silvis, vero e proprio fulcro e simbolo del luogo, e la sua crescita politica ed economica garantì ricchezze e prosperità ai monaci e alla comunità, che vide realizzate diverse opere architettoniche, pittoriche e scultoree commissionate ai migliori artisti e artigiani dell’area veneto-friulana.

Col tempo anche la fama e la potenza di Sesto crebbero in proporzione, acquistando sempre maggiore prestigio con l’annessione dell’Abbazia e dei suoi territori al dominio feudale del Patriarcato di Aquileia, al punto che un abate, tale Goffredo, divenne patriarca, e nei secoli a venire, il suo primo abate commendatario, il cardinale Pietro Barbo, addirittura Papa con il nome di Paolo II.

Di notevole interesse storico-culturale è la Fontana di Venchieredo, uno dei luoghi più importanti per la storia della letteratura del Friuli Venezia Giulia, celebrata da Ippolito Nievo e riscoperta da Pierpaolo Pasolini. Ma i testimoni più autorevoli della storia locale sono le strade, le case e i singoli mattoni che costituiscono l’abitato, nonché i percorsi naturalistici che conducono nei boschi circostanti a cappelle votive, pieve e antiche strade romane.

di Massimo Reina