Montalbano Elicona il borgo preferito da re Federico II di Aragona

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Su una caratteristica altura immersa nel verde nei pressi di Messina sorge Montalbano Elicona, in origine antica colonia greca che tra il VII e VIII secolo a.C. la chiamarono Helikon pensando al mitico monte delle Muse.

Mentre sulle origini dell’appellativo “Elicona” non sembrano esserci dubbi, su quello della prima parte del nome del paese, Montalbano, gli storici si dividono tra coloro che lo fanno risalire alle parole latine mons albus (“monte bianco”), con riferimento ai monti innevati, e quelli che l’attribuiscono al nome arabo “al bana”, cioè a dire “luogo eccellente”.

Una terza teoria dà infine credito all’antico nome del monte su cui fu realizzato il castello che fu residenza estiva di re Federico II di Aragona, e che dal XII secolo vigila solenne sulla parte antica del borgo.

Membro del circuito dei Borghi più belli d’Italia dal 2015, il paese presenta un tessuto urbano che nel suo centro storico è di chiara ispirazione medievale. Nella parte antica dell’abitato è possibile ancora oggi ammirare strade acciottolate e vie strette che si dipanano attraverso piccole case in pietra esposta.

Tra gli edifici sacri di un certo interesse artistico vi sono invece la Basilica di Maria Assunta in cielo (Duomo) con le sue opere d’arte, in particolare quelle del Gagini, e la Chiesa di San Domenico o Santuario di Maria Santissima della Provvidenza, affiancata dall’ex Convento dei Frati Domenicani, oggi sede del Palazzo Comunale.

Montalbano Elicona ospita anche il Museo fotografico dott. Eugenio Belfiore, dove sono esposte oltre duecento opere fotografiche in bianco e nero che rappresentano più di un secolo di storia del paese e di tutta la Sicilia.

Curiosità: sull’altopiano dell’Argimusco, nella parte che si trova sul territorio di Montalbano Elicona, sono presenti degli affascinanti quanto misteriosi megaliti, alcuni dei quali dalla forma antropomorfa, come quella di un’aquila. Un motivo in più per visitare un comune ricco di fascino, storia e tradizioni.

di Massimo Reina