Dozza una galleria d’arte sotto un cielo terso

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Dozza, uno dei più caratteristici borghi medievali italiani, si erge da secoli sulle colline a sud ovest di Imola, tra vigneti, boschi e pendii nell’Appennino tosco-romagnolo. Conosciamolo meglio.

Dozza è composto da due paesi: Toscanella, l’unica frazione, e il capoluogo comunale, appunto, Dozza. Vicende alterne hanno interessato il dominio della rocca e del borgo: il territorio dozzese, già abitato in epoca celtica e romana, passò più volte di mano in mano, e anche in epoca medievale e rinascimentale fu contesa fra le potenti famiglie bolognesi e imolesi. Da ricordare il quinquennio di Caterina Sforza, moglie di Girolamo Riario, che tenne il feudo dal 1494 al 1499 e fece realizzare le mura difensive che circondano ancora oggi l’abitato, e la rocca.

Su tutto domina, austera e imponente, proprio “lei”, la rocca sforzesca del XVII secolo. Ancora oggi è in ottimo stato, tanto da mantenere mobili, arazzi e dipinti originali negli ambienti signorili, o utensili, forni e pozzi nelle aree adibite a cucina. La rocca ospita anche una piccola pinacoteca, dov’è presente anche una collezione di opere di Norma Mascellani, pittrice bolognese cui è stata conferita la cittadinanza onoraria.

Tra i monumenti storici, degni d’attenzione sono anche la villa di Monte del Re, antico convento, sede del seminario minore della Diocesi di Imola, la Rocchetta di Chiesa parrocchiale intitolata all’Assunzione della Vergine, di origine medievale, e quella di Santa Maria del Carmine, detta anche “santuario della Madonna del Sabbioso” (dal torrente che la costeggia, il Sabbioso), edificata dopo il 1576 dai Carmelitani. Ma è l’intera Dozza a essere un museo: ogni strada, ogni vicolo, ogni cortile ospita più di un centinaio di opere realizzate negli anni da grandi nomi dell’arte contemporanea, grazie alla Biennale del Muro Dipinto, un evento che ha trasformato il borgo in una galleria a cielo aperto.

di Massimo Reina