Alla scoperta di Gangi un borgo che sorge sui lati del monte Marone

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Il borgo di Gangi sorge sui lati del monte Marone. Visto così, a primo acchito, sembra di guardare un telo di stoffa pregiata adagiata sui fianchi di una nobildonna, o un presepe, con sullo sfondo lo spettacolo naturale delle Madonie, con l’imponente figura del Monte Alburghia a dominare la vista.

Secondo una leggenda, Gangi venne fondata intorno al 1200 A.C. dai Cretesi, che si trovavano in Sicilia alla ricerca di Dedalo, a seguito di Minosse. I greci la edificarono lì anche per la presenza di una fonte acquifera che scorreva nel territorio, grazie alla quale le diedero il nome di Engyon. Secoli dopo la cittadina venne distrutta e ricostruita col nome prima di Engio e poi di Gangi.

Una volta entrati in paese si ha la sensazione di immergersi in un tempo lontano, tra cavalieri e dame, antiche strade in salita, strette e formate da grandi ciottoli inclinati, botteghe e palazzi. Tra questi, i più importanti sono palazzo Bongiorno, risalente alla metà XVIII Sec, con le sue grandi sale affrescate dal pittore romano Gaspare Fumagalli e dal suocero Pietro Martorana, e Palazzo Sgadari del XIX secolo. L’edificio oggi ospita la Pinacoteca Giambecchina, del Museo Civico, del Museo delle armi i e di quello etno-antropologico.

Di epoca più antica è la torre feudale dei Ventimiglia, fatta costruire secondo alcune fonti di archivio, da  Enrico Ventimiglia o Francesco I nel 1337. Dopo essere stata assegnata ai Cavalieri di Malta, fu trasformata in torre campanaria della Chiesa Madre nel 1560. Salendo invece verso la rocca si arriva nel cuore di Gangi, dove spicca l’imponente Castello, eretto nel XIV secolo sullo strapiombo settentrionale del monte Marone. Da lì si gode uno splendido panorama sul parco delle Madonie.

Gangi vanta un’importante tradizione cristiana, testimoniata ancora oggi dalla presenza di diverse chiese. Tra le più importanti c’è la quella dello Spirito Santo, un santuario legato ad una antica leggenda su un’edicola votiva e un dipinto sacro da cui gocciolava sangue. Altrettanto “particolare” è la Chiesa Madre, dove si trova una cripta chiamata “a fossa di parrini” (la fosse dei preti): al suo interno, infatti, giacciono le salme di parecchi parroci che hanno svolto le loro funzioni religiose a Gangi tra il 1728 e il 1872. I loro corpi sono imbalsamati secondo la pratica dell’essiccazione al sole, e in alcune nicchie i corpi sono addirittura in posizione eretta.

Curiosità: nel 2014 Gangi  ha ricevuto il premio Borgo dei borghi del programma Rai, Kilimangiaro.

di Massimo Reina