Arriva sulla vetta del Kilimanjaro in 8 giorni: ciò che ha imparato da questa esperienza sarà utile a tutti

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Quando Stephanie ha visto per la prima volta il Kilimanjaro stava per atterrare ad Arusha in Tanzania. Con il cuore a mille per l’emozione e un pizzico di paura, la travel blogger ha raccontato di come quest’esperienza l’abbia cambiata e di quanto un viaggio così particolare possa davvero essere significativo nella vita di ciascuno.

Stephanie si sentiva impreparata perché non aveva mai fatto una cosa simile fino ad allora. Temeva di sentire troppo freddo, di non avere l’attrezzatura giusta e di trascorrere sette notti clausclaustrofobiche in una tenda su una montagna isolata.

Raggiungere la vetta del Kilimanjaro infatti non è uno scherzo. Prima di partire bisogna avere il fisico allenato e se non si pratica abitualmente l’alpinismo e l’escursionismo in quota – è opportuno superare almeno due volte gli oltre 3 mila metri di altitudine, per capire come reagisce il proprio organismo.

A quasi 2 mila metri di quota è cominciata l’avventura di Stephanie che, insieme alla sua amica Caterina e a tutto il gruppo di alpinisti composto da 5 persone, ha fatto il primo passo sulle rocce brune del grande vulcano.

Il viaggio verso la vetta del Kilimanjaro è cominciato dal Machame Gate, condotto dalla guida e seguiti dai portatori, con passo lento e costante per abituarsi pian piano a salire di quota. Il percorso scelto dalla travel blogger è stato il Machame Route, il più lungo e anche il più panoramico, che passa dalla foresta pluviale alla brughiera afro-alpina, dal deserto d’alta quota sopra i quattromila metri,  fino alla vetta oltre i 5 mila metri, con la vista su due dei tre ghiacciai rimasti.

Ritrovarsi faccia a faccia con questa natura ha liberato incredibilmente Stephanie da ogni pensiero negativo. Fare un trekking così lungo sul Kilimanjaro non è di certo una passeggiata, ma secondo l’esperienza della travel blogger è stato un modo per apprendere di più di sé stessa e motivo di forte crescita personale.

In un viaggio del genere si imparano a gestire tante cose, anche quelle più semplici, come il tenere in ordine i capelli sporchi e sistemarsi senza fare la doccia per 8 giorni. Ci si rende conto  che tante cose che curiamo nella vita di tutti i giorni non sono poi così fondamentali per la nostra vita.

La scalata sul Kilimanjaro significa qualcosa di più di una semplice avventura da provare. E’ uno spartiacque da cui riprendere in mano la propria esistenza.  Stephanie  ha imparato tre lezioni molto importanti:

  • Che la nostra immagine esteriore non è importante per riuscire a fare progressi nella vita.
  • Che c’è sempre una valle in cui riposare tra le vette della nostra vita che affrontiamo ogni giorno
  • Che la nostra esistenza non finisce su una vetta, ma continua all’infinito, finché c’è volontà

E’ quando facciamo qualcosa che pensiamo di non essere capaci di fare il momento migliore per prendere forza, coraggio e fiducia. Solo guardando in faccia ciò che temiamo, si riesce ad affrontarlo veramente. E la scalata sul Kilimanjaro può riuscire ad aprire la nostra mente.

di Marianna Feo