È giusto scattare foto ai bambini poveri e condividerle sui social? Pensiamoci bene

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Se siete stati in Asia o in Africa, vi sarà capitato sicuramente di scattare fotografie di bambini che giocano sotto il sole, nei fiumi, nelle risaie o sulle spiagge. È una bella espressione, quella dell’infanzia, un riflesso della gioia che si trova nella semplicità della vita condotta in questi paesi. Ma le fotografie che abbiamo scattato, seppur magnifiche, secondo voi giusto esporle in pubblico, condividendole sui social network?

Le foto dei bambini sono belle, sì, e in Thailandia o nei Caraibi possiamo scattare splendidi primi piani, di bambini dai capelli dorati, ricci, piccoli volti amichevoli aperti dai sorrisi larghi e pieni di denti bianchi scintillanti. Ma, forse,  scattare foto ai bambini che vediamo durante i nostri viaggi e condividerle liberamente sul web risulta un tantino scorretto.

I più piccoli non sanno nemmeno che cosa significhi dare il consenso informato alle foto che gli scattiamo. Quando chiediamo loro di farsi fotografie, in realtà è come se ci stessimo approfittando di un loro ok, al pari di un consenso, ma che di fatto non lo è.

Prendere poi quelle foto innocenti e condividerle sui social, è come una violazione della loro infanzia, che sfruttiamo per il nostro divertimento e la nostra necessità di ricevere apprezzamenti e commenti da quell’immagine.

Ricordiamoci che questi bambini  vivono in condizioni di povertà, in baracche che per quanto possano risultare “affascinanti” ai nostri occhi, perché magari vicino alle spiagge più belle del mondo, hanno poco e vivono per sopravvivere.

Invece che avvicinarci a loro per guardarli da un mirino e immortalarli, sarebbe meglio interagire con loro e capire il loro mondo più da vicino. Grandi fotografi professionisti e fotoreporter scattano foto di bambine e bambini incredibili in tutto il mondo, è vero,  ma in quegli scatti c’è molto di più che una bella immagine.

I professionisti trascorrono del tempo con tribù e comunità, costruiscono un rapporto di fiducia e riportano poi la loro realtà in quegli scatti. Sono testimonianze importanti agli occhi di tutto il mondo. È diverso il caso dei turisti che scattano fotografie a valanghe per poi diffonderle semplicemente per il gusto di farlo.

Ancora peggio quando i bambini sono disposti a mettersi in posa, vestiti con gli abiti tradizionali, dietro compenso. Non è il modo migliore di comportarsi con le persone del luogo; i bambini dovrebbero andare a scuola e studiare e non stare in strada aspettando di racimolare qualche moneta dai turisti che passano.

Non dimentichiamoci, inoltre, che le fotografie mettono a maggior rischio lo sfruttamento delle loro immagini on line.  La loro privacy vale più della nostra popolarità dei social media.

Le foto scattate ai bambini poveri dai turisti che poi le diffondono crea un circolo vizioso: altre persone vedranno quelle immagini e vorranno anche loro scattare una fotografia simile in quel luogo. Invece di pensare a questo, proviamo a viaggiare con l’intento di approfondire la realtà delle popolazioni diverse da noi e di cercare di aiutare questi bambini con gesti umanitari. Le  fotografie ai più piccoli possono avere un senso, ad esempio se abbiamo instaurato una relazione con quella famiglia lontana, tenendole però come ricordo personale. E voi cosa ne pensate?

di Marianna Feo