Sambuca di Sicilia: un borgo dalle mille storie tutto da scoprire

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Sambuca di Sicilia, il borgo nella Valle del Belice che sorge a pochi chilometri dal mare di Menfi, da Sciacca e dal Parco archeologico di Selinunte, ha una storia antica che affonda le radici negli anni della dominazione araba. Conosciamola meglio.

A fondarla furono gli arabi nell’830, qualche anno dopo l’inizio della conquista islamica della Sicilia. La cittadina venne battezzata col nome di Zabuth in onore all’emiro arabo Al-Zabut che proprio lì aveva fatto costruire la sua fortezza. Di questa ormai non c’è più traccia, e al suo posto c’è un terrazzo panoramico che domina la campagna circostante. A ricordare la presenza dei musulmani a Sambuca di Sicilia c’è il quartiere saraceno, con il suo dedalo di viuzze strette e tortuose, labirinti di vicoli e cortili che ricalcano lo stile urbanistico di molti centri storici delle città arabe e che collegano pregevoli edifici d’epoche successive.


Non mancano poi i segni della presenza di bizantini, normanni, svevi e aragonesi, con le splendide chiese, alcune delle quali trasformate in museo, e i palazzi storici, il museo archeologico di Palazzo Panitteri, il teatro ottocentesco e i resti di un antico acquedotto romano. l’area archeologica di monte Adranone, la riserva naturale di monte Genuardo e il lago Arancio.


Sambuca di Sicilia è anche buona cucina. Dal minestrone siciliano, vero e proprio trionfo di verdure, alle insalate di arance o di polpo, alle mandorle con pangrattato abbrustolito e acciughe, da accompagnare con un buon vino tra i tanti DOC che offre la zona, come il Sambuca di Sicilia bianco o il più corposo Sambuca di Sicilia Syrah, c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Anche se imprescindibile è l’assaggio delle “minni di virgini”, in italiano “seni di vergine”, un dolce tipico di Sambuca a base di pasta frolla, crema di latte, zuccata, gocce di cioccolato, cannella e impreziosito all’esterno da palline di zucchero colorato, la cui ricetta risale al 1725. A idearla pare fu una certa suor Virginia Casale di Rocca Menna, in occasione del matrimonio del marchese don Pietro Beccadelli con donna Marianna Gravina.

di Massimo Reina